Bollettino marzo 2026
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La spiritualità del callo
È un rischio che non riguarda solo le cose negative. A volte questo callo nasce anche per le cose belle.
Ma il risultato è che questo callo ci fa perdere sensibilità, è peggio dell’abitudine. Senza sensibilità si diventa indifferenti.
Di fronte a certe realtà prima ci si arrabbia, poi si aspetta, poi ci si abitua e infine ci si fa il callo. Il callo di dire fan tutti così, di dire tanto non cambia nulla, non posso cambiare da solo il mondo. Nella mia vita qui in missione mi accorgo che può essere una tentazione forte. Ma mi accorgo che non è solo di fronte a situazioni diciamo “sociali” che può nascere questo callo.
In fondo sono anni che leggo il Vangelo, che ascolto la Parola di Dio, che preparo omelie, incontri, e il rischio è di far crescere il callo. A volte mi riesce difficile leggere un testo del Vangelo senza pensare subito come va a finire.
E così il callo nasce.
È possibile fare il callo alla Pasqua? Certo, credo che per Dostoevskij anche la Pasqua rientri in quel “tutto”. Perché il pericolo che prospettava lo scrittore inglese Gilbert K. Chesterton quando affermava che “il mondo perirà non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia” è sempre alla porta.
Pasqua, il dramma della passione e la gloria della risurrezione. Conosce le resistenze della fragilità e dell’incomprensione, ma anche i vertici dell’esperienza spirituale della trasfigurazione. La tenebra della notte e la luce dell’aurora.
Conoscendo come tutto si conclude, ci fa correre il rischio del famoso callo, che certamente può essere una soluzione per diminuire la situazione di smarrimento, ma anche togliere la sensibilità dell’allegria del ritrovare il sentiero del camminare.
Rivivere la meraviglia della risurrezione.
Senza questa prospettiva diventa difficile la missione, diventa difficile lo sviluppo, diventa difficile la pace. Il rischio del sentirsi impotenti, con quelle reazioni che furono dei discepoli di fronte alla Passione o il dubbio di fronte alla Risurrezione.
Non so se fa parte delle professioni di Dio essere callista, Gesù sapeva piallare il legno…
Auguri! Magari la prossima Pasqua… sarà senza callo!
P. Martino Bonazzetti, Angola
« Ah, questa Sònja! Però, che pozzo son stati capaci di scavare! E come lo sfruttano! Certo che lo sfruttano! E ci hanno fatto il callo. Hanno pianto un po’, ma ci hanno fatto il callo. A tutto finisce per abituarsi, questa carogna che è l’uomo!»
Dostoevskij, Delitto e castigo